FALPE E I LUOGHI DELL’INNOVAZIONE IN ITALIA

Falpe e i luoghi dell’innovazione in Italia dal rapporto che presentiamo oggi emergono le politiche promosse dal Comune di Milano che con Manifattura Milano catalizza processi di attivazione economica e sociale che in coordinamento con Industria 4.0. Con l’obbiettivo di creare lavoro buono per il ceto medio, Manifattura Milano ambisce a legare il tema della manifattura a obbiettivi di politica urbana: rigenerazione di spazi o il coinvolgimento di attori sociali quali i fab lab cittadini e le Università.

<< Non c’è città ricca senza campagna florida. >>
Oggi in forme nuove, “la vendetta dei luoghi che non contano” si ripropone a tempo dell’innovazione digitale: portando con se interrogativi sulla polarizzazione della ricchezza, sulla natura dei saperi applicati allo sviluppo economico, sulle specifiche vie di sviluppo de nostro pezzo di mondo, della Lombardia e di Milano.

Presentazione del Rapporto: I luoghi dell’innovazione – L’ecosistema lombardo dell’innovazione. Scenari e politiche per le Pmi e la manifattura.

Falpe e i luoghi dell’innovazione in Italia, Il rapporto presentato oggi in Fondazione Bassetti, un Policy Delphi, frutto del lavoro del Politecnico si Milano, stimolato da Confartigianato Imprese Varese, nasce per contestualizzare, con il coinvolgimento di testimoni privilegiati, il tema delle politiche per l’innovazione economica applicata ai modi di produrre, con riferimento all realtà lombarda, al suo tessuto imprenditoriale e istituzionale. Il metodo Delphi prevede il diretto coinvolgimento di esperti del tema ai quali vengono sottoposti dilemmi relativi alla formulazione dei problemi e delle soluzioni di policy. Ventidue tra responsabili politici, manager pubblici e privati, attori di rappresentanza e dell’innovazione sociale, chiamati a descrivere il proprio scenario a cinque anni sulle opportunità e rischi connessi alle trasformazioni globali e sulle politiche che a loro avviso sarebbero necessarie, a partire dall’esistente.

La sfida proviene da più parti: dai modi di produrre che disvelano un “lavoro dopo il lavoro”; dalla relazione con la comunicazione digitale, con l’e-commerce o con lo storytelling; dall’organizzazione del territorio, nella ben nota dialettica tra urbano e “diffuso” che, non a caso, oggi corrisponde alla vera svolta della statualità italiana, quando le si chiede di abbandonare le province per avvicinarsi a una logica organizzativa metropolitana, delle grandi funzioni; che a loro volta non sono (solo) sanità o trasporti, ma in primo luogo, influenzano la filiera produttiva.

In Italia le applicazioni del cosiddetto digital manufacturing, ovvero la diffusione di strumenti di produzione con un’intelligenza digitale hanno incontrato una manifattura e un artigianato dinamici in settori forti. Il digital manufacturing che realizza oggetti di straordinaria complessità è uscito dai garages dei primordi e divenuto fatto produttivo: è probabilmente l prima trasformazione strutturale, relativa ai modi di fare le cose, nell’epoca del web.

Ma è richiesto un salto di qualità, alle imprese così come alle istituzioni. Si può restare al centro delle economie creative e produttive solo essendo capaci di alleanze su presupposti nuovi: “Le società tecnologiche generano problemi resistenti ai tentativi di soluzione nell’ambito delle istituzioni esistenti”

L’innovazione e la tecnologia non sono neutrali, quindi il ruolo delle istituzioni è fondamentale sia come regolatore e sia come orientatore dei processi. Tuttavia, per incentivare l’innovazione e direzionarla non è sufficiente un decreto ma è un delicato equilibrio tra direzione (politica) e accompagnamento di processi in larga parte poco prevedibili.
Tale coordinamento avviene sia come capacità di creare dei “racconti cornice” capaci di inserire progetti all’interno di strategie di cambiamento di medio lungo periodo, che come effettiva capacità di far dialogare attori diversi su specifici progetti. La governance deve essere intesa come attività sperimentale in cui la principale attività degli attori governativi deve essere quella di costruire le condizioni.

Nel modello tradizionale la manifattura era fuori dalla città. Oggi questo aperto si sta ridefinendo alla luce del fatto che il prodotto che si vende non è più solo il manufatto, ma la sua “storia” e questa necessità di un allineamento -fisico- fra momento del design e quello sella produzione, da un lato, ed esperienza di acquisto dall’altro. La dimensione urbana tiene insieme questo aspetto.
Nei contesti capaci di attrarre capitali e con un ecosistema ricco, è fondamentale il coordinamento tra gli attori e la regolazione. Mentre nei contesti con basso capitale sociale incentivi, spazi e infrastrutture -a certe condizioni- possono giocare un ruolo di innesco.

Giorgio Zappa (Amministratore FALPE) con Cristina Tajani (Assessora alle Politiche del Lavoro, Attività Produttive, Commercio e Risorse Umane del Comune Di Milano) – Falpe e i luoghi dell’innovazione in Italia.